sabato 4 gennaio 2014
IO SONO LA MELA: IL CINISMO È IL PROFUMO DELLA VITA.
giovedì 14 novembre 2013
INTOLLERANZA ZERO
sabato 9 novembre 2013
'NA BOTTA E VIA...
giovedì 31 maggio 2012
Un pensiero fisso
Domani è il primo Giugno ed è tornata la stagione che mi ha fatto innamorare ed ora voglio rivolgerti un pubblico appello, l'ultimo per riuscire ad ottenere quello che ho perso: Gelato da Marco, anzi gelateria "da Marco", o meglio, Marco della gelateria "da Marco" quando apri una filiale a Udine?
venerdì 30 marzo 2012
Contabilità
Contabilità
Adesso è tutto così assurdo
sei fuori posto come un Curdo
Peggio di Catricalà
Contabilità
Un elemento imprescindibile
Per un'impresa molto stabile
Che punti all’eternità
Adesso è un lavoro davvero
Ma siamo partiti da zero
All’inizio era poca ragione
Nel vortice della passione
E fare e rifare il contonte
Per ore, per ore, per ore
Aver poche cose da dirti
Paura di a volte gestirti!
Ed io coi miei sbalzi d’umore
E tu con le solite storie
Smenarsi ogni due settimane
Bugie per farti venire
Ma a volte era meglio morire
Contabilità
Un elemento imprescindibile
Per un'impresa molto stabile
Che punti all’eternità
Adesso sembriamo due amici
Adesso noi siamo felici
Si litiga quello è normale
Ma poi si fa sempre il contone
Parlando di dare e di avere
Facciamo duemila preghiere
Tu a volte ritorni un foglietto
Ti strappo e ti butto di getto
Contabilità
Un elemento imprescindibile
Per un'impresa molto stabile
Che punti all’eternità…
To be continue,
Causticissima.
giovedì 29 marzo 2012
Solidarietà ciclistica
Io bici, loro pedoni.
Io bici, loro automobili.
Io bici, loro motorini.
Tutta una serie di categorie che vorrebbero eliminare le bici dalle strade e più in generale la bicicletta come mezzo di trasporto.
Non so da cosa l’ho capito. Forse dalle auto che se mi vedono accelerano per intimorirmi? O da quelle che fanno le false partenze agli stop perché non attraversi la strada davanti a loro? Credo più che altro siano gli sguardi. Io, bici, in qualsiasi spazio transiti, vengo guardata sempre con la stessa espressione: “Ma proprio qui devi passare?” E’ un po’ come se le biciclette fossero sempre il mezzo sbagliato nel posto sbagliato. Tanto per capirsi le macro casistiche sono 4:
Caso 1. Bici su strada.
“Caro ciclista non sei il benvenuto. La strada è fatta per le macchine: tu sei lento, occupi spazio e mi sa che puzzi anche un po’. Tu e tutta la tua attività fisica.”
Caso 2. Bici su marciapiede.
Caso 2. a. Marciapiede ciclabile.
“Hei guarda, una bici! Certo che sta BC non ha proprio rispetto per niente eh. Io povero pedone non ho nemmeno il diritto di deambulare alla cieca mentre scrivo al telefono”
Caso 2.b. Marciapiede non ciclabile.
“no, ma dimmi te! Un ciclista, ma non hanno le LORO piste ciclabili?! Io pago le tasse anche per le LORO piste, che le usino”
Caso 3. Bici su strisce pedonali.
Il pedone: “Ancora qui sei?non ti avevo detto di andartene? Bici avvisata mezza salvata.”
La macchina: “Non faccio passare quei miserabili di pedoni, figurati se faccio passare te!”
Caso 4. Bici su pista ciclabile.
“Caro ciclista io ho la valigia con le rotelle. Si da il caso che le rotelle siano due e siccome sono sia pedone che ciclo: smamma!”
C’è anche il capitolo mamme con bambini dai 2 ai 5 anni, tipicamente isteriche, iperprotettive e con pargoli ai primi passi. Te sei li con la tua bici che transiti sul marciapiede ciclabile e ti accorgi che a dieci metri da te c’è un bambino che percorre il marciapiede a zig zag. Rallenti e aspetti che la madre intervenga.
Non interviene.
Allora ti fermi e li sì che la mamma interviene, ma non sul bambino, su di te. Ti fissa, ti studia e dopo un’approfondita valutazione: ti odia. Tu, pirata dei marciapiedi che attenta all’incolumità del suo piccolo pargolo.
E come non menzionare il capitolo io BC tu CD! Ossia tu bici e loro iPod, iPod nano e iScolto in genere. Loro, i cidi, hanno le cuffie e giustamente non ti sentono arrivare; ti vedono all’ultimo e si spaventano:
“cacchio ma proprio qui devi passare?”
“Aridaje”
Poi logicamente si limitano a fissarti; di scansarsi per farti passare non se ne parla.
Comunque ci sono molti lati positivi dell’andare in bici. Intanto sei eco-chic che sta sempre bene. Salti sulle radical-chic degli alberi, non spendi in benzina, non ti incazzi se quelli davanti a te guidano troppo lentamente, troppo velocemente, troppo vicino a te, troppo lontano da te ecc. Ma soprattutto ti becchi scene del tipo piccioni che tentano il suicidio sotto le tue ruote e anatre che minacciano bassotti a passeggio.
E' un mondo molto più rilassato e cortese quello dei ciclisti. Tra ciclisti ci si lascia spazio per passare, e poi si sa, molti nemici molto onore…
Un abbraccio,
Causticissima.
mercoledì 22 febbraio 2012
somebody that i used to know
Ripenso ai mesi che sono passati dalla mia laurea: 2. Se invece conto da quanti mesi sono tornata a Udine, beh allora si sale a 5. 5 mesi: nulla; eppure sono cambiate tante cose. Principalmente è cambiata la mia prospettiva di vita. Quando si è studenti si è combattutti da due sentimenti: il rimanere studenti il più a lungo possile e il non rimanerlo per poter finalmente essere pienamente indipendente. Adesso sono 3 giorni che "lavoro" e mi pongo un sacco di domande. Ad esempio: starò facendo la cosa giusta? è il lavoro adatto a me? che senso sta prendendo la mia vita?
Guardo il cielo dall'ufficio: lo vedo terso e azzurro e penso all'Australia. Mi da pace guardare il cielo, mi sembra che per lui sia tutto così facile. Sembra che il nostro sia un inutile affanno.
I "grandi spazi, immensi/E poi tornare qui riprendere la vita/dei giorni uguale ai giorni". Dell'Australia ricordo i momenti in cui guardavo l'immensità del mondo e ci trovavo tutto un suo senso. Ed è li che mi viene in mente la mia relatrice della Triennale che un giorno a lezione ci aveva detto "mio figlio ha passato l'ultimo anno a studiare come un pazzo e non so quanto fosse felice...cercate di fare quello che vi piace". Allora penso a Gheb che... cazzo, adesso che sono a Udine potrei vederlo e invece no! E mi viene un nervoso... penso che non avrei dovuto perdere tanto tempo e avrei dovuto agire, così almeno lo avrei potuto salutare. Poi mi faccio un po' schifo per quello che ho pensato ma ringrazio di essere ancora qui a poter godere della vita.
Tutto questo mentre cerco dare un senso a dei numeri. Mi sento fortunata ad avere un ufficio in cui andare ma allo stesso tempo mi chiedo se è veramente quello che mi piacerebbe fare. Adesso sono nella fase post-studente in cui si è divisi tra la voglia di tornare spensierati studenti e la voglia di avere una casa tutta mia.
Quale sarà il prossimo dilemma?