martedì 7 ottobre 2014

LA MALINC-UDINE

La malinc-udine è l’influenza friulana.  In tutti i sensi.

Non è una malattia rara, anzi, è diffusissima. È un po’ come il mal di testa che prima o poi ce l’hai e non sai bene da dove venga. È quel terribile senso di pesantezza che ti viene quando perdi un amico perché si trasferisce. Perché in Italia non c’è lavoro, perché il capo è stronzo o ti pagano troppo poco e non sai come mandare avanti la baracca. E se ne va il 1° e il 2° e la 3° e una serie infinita di numeri ordinali.

È la valigia di cartone degli inizi 900 quando non c’era da mangiare e si partiva per l’Australia... solo che stavolta c'hai dentro un dottorato e l'iPad. È quel macigno che ti pressa all’ennesima dipartita perché sai che in amore vince chi fugge e tu rimani. Sempre.

La malinc-udine è l’amore da lontano che hai letto in “più lontana della luna” che, diciamolo, sei anche un po’ stufa di dover subire.

-          - Oh tanto c’è skype-
-          - Oh tanto c’è whatsapp-

L’amore da lontano è un’amica che parte e vedi due volte all’anno e quando sta un mese in Italia ti senti la donna più felice perché anche se non ci si vedesse per anni sarebbe sempre tutto uguale. E non è vero che tanto c’è skype. Proprio non è vero per niente.

-          -E a me chemmifrega tanto ci sta il MOVIOLOOOONE!-

No, la Malinc-udine è quel magone udinese. Quellarobalì. Quella frase durante il tragitto per l’aeroporto:

“Guarda oggi la luna è offuscata, chissà che cosa vuol dire?”
“Che cosa vuoi che voglia dire?”
“Che c’è umido e foschia…”  Ride malinc-udino

C’è sempre foschia quando c’è la malinc-udine.

Evvai di fazzoletti

A presto.
Causticissima

Si precisa che durante la creazione di questo articolo non è stato tagliato nessun albero (eccimancherebbe che mi mettessi anche a tagliare alberi). Quindi, se devi soffiarti il naso, usa quelli di stoffa. Sì, lo so che ti fanno schifo ma fatti l’abit-udine. La Scottex ringrazia (ironico). Usa le maniche delle magliette CHE è MEGLIO (ecologista).


Sposored by: Puffo brontolone e H & M.



sabato 27 settembre 2014

IL TRIO STRANEZZA. Special Guest: l'uomo che puntava verso sud

S’aggiravano indisturbati in croati fine settimana estivi: Vladiza, Lauriza e Caustiza. Loro tre assieme ad un pesco. Un pesco nano. Sì, l’albero. Una presenza scomoda. Viaggiavano attraversando frontiere mentre Lauriza mandava italianamente a quel paese ogni rappresentante della frontiera croata che chiedeva loro i documenti.

Si dirigevano verso spiagge croate portando con loro la loro italianità: risate, schiamazzi e disturbo della quiete austriaca. Ad attenderli dieci presenze silenziose subito interrotte da tre rumoreggianti.

C: vieni che l’acqua è fresca si sta bene....
Vladiza raggiunse Caustiza, ormai già a dieci metri dalla riva e rivolgendosi verso Lauriza....
V: Luriza dai raggiungici si sta benissimo!

Un austriaco si schiarì la voce già stanco della loro ingombrante italianissima presenza.

Assieme ad altri 8 compagni, abbarbicato sugli scogli, si trovava un austriaco esemplare sdraiato su di un lettino portatile all’ombra di un ombrellone targato SevenUp. Croati i suoi supporti, austriache le sue origini. Era presumibile che colei che gli giaceva al fianco fosse la moglie, sbracatissima donna dall’eleganza discutibile, godeva anch’ella del refrigerio di quell’ombrellone.

Il sole batteva tenue al mezzogiorno di un tiepido agosto ed il mare era fresco come solo i mari contaminati da acque fluviali possono essere. Intorbiditi dai rigagnoli di acqua dolce intenta a mischiarsi all’acqua marina. Sugli scogli un formicaio di granchi si nutriva delle alghe che vi crescevano. Come cinesi, con le loro bacchette si portavano il cibo freneticamente alle boccucce e lui ne era affascinato.

Si alzò col fare di un biologo interessato a comprendere ogni movimento di quella periferia del mare. Nell’intenzione di imparare ogni singolo gesto di quella comunità, se ne stava proteso verso l’avanti come a formare un angolo retto. Questa volta l’ombra gli venne regalata dall’ingombrante cappello da cowboy che indossava. Ma ancora non ne aveva abbastanza di quello spettacolo e oramai accovacciato, continuava a puntare verso sud. Egli era un uomo dai bizzarri costumi, anzi dai costumi inesistenti. Così interessato alla natura da volerne fare parte, praticamente un naturista.

Il trio stranezza, dalle italianissime abitudini, a stento riusciva a distogliere lo sguardo da tale spettacolo. Un interesse verso la natura quasi ricorsivo. Loro guardavano lui che guardava i granchi che probabilmente guardavano le alici. Il tempo scorreva veloce in quel continuo vagare di sguardi ma il trio stranezza poteva ugualmente scandirne lo scorrere con il solo ausilio di quel, seppur timido, sole e dell’austriaca meridiana.

Sì, quella meridiana a loro così utile ed allo stesso tempo così scomoda, lasciata immota alla mercè della gravità che poco indulgente continuava a rendere l’austriaco avventore una continua conferma della precisione del suo popolo. Ad esempio, se qualche sprovveduto avesse potuto chiedersi da che parte fosse il sud, egli gli avrebbe reso quel, seppur piccolo, servizio senza il minimo sforzo. Un austriaco servizietto.

I suoi spettatori però non ebbero cortesi riflessioni riguardo a tutta quella situazione ed anzi pensarono:

Senti bello, punto uno dì a tua moglie o chi per lei, di chiudere le gambe che fa corrente e punto due, sì, noi saremo italiani schiamazzanti ma voi siete nudissimi austriaci e si da il caso che il sud sappiamo benissimo dove si trova.


A presto, 
Causticissima.

giovedì 25 settembre 2014

PORDENONEGREGGE (PNG) – strapuntini ed omonimie


PordenoneLegge, per gli amici PordenoneGregge per via delle difficoltà di deambulazione delle strade in quei giorni, è quell’annuale manifestazione in cui gli autori incontrano i propri lettori e indovinate un po’ dove. Adesso non staremo qui a leggere che Causticissima ha rivisto amico-Bergonzoni e facendo la fila per i biglietti ha visto passare Augias diretto verso il suo signing e Capello e la Tamaro discorrere di poesia e infanzia e Sgarbi fare il cabarettista ad una sedicente Lectio Magistralis. Causticissima ha visto cose che voi lettori… avete visto uguale, lo so. Ecco, queste cose non ce le racconteremo.

Invece, siccome sappiamo che siete affezionati alle disavventure di Causticissima e alle sue digressioni fuori luogo, parliamo di tutt’altro. Consensi della platea.

STRAPUNTINI
Siamo al Teatro Verdi a vedere Sgarbi. Vedere è un eufemismo perché abbiamo beccato i posti sfigati della terza galleria che ci comunicano chiamarsi: strapuntini. Strapuntini, sì, quelli di censura se paghi il biglietto (non era questo il caso) per vedere il nulla. La rappresentazione teatrale dei buchi neri.

Sgrabi parte con il suo cabaret. Dovrebbe parlare de Il Pordenone ma non facciamo i pignoli adesso. Inanella una "perla" dopo l’altra. Il pubblico si sganascia, Causticissima si sganascia ma per gli strapuntini (leggasi imprecazione) Sgarbi è radiofonico. Lo sentiamo e basta.

A quasi un quarto d’ora dalla fine delle trasmissioni comincia a vibrare il cell de LaMadre che, per rendere meno radiofonica la lectio, è ormai seduta sui grandini della scale e dista 3 o 4 metri dalla borsa, ancora posizionata sugli strapuntini (vedi sopra) di tutti (Paganini-non-ripete). Causticissima per evitare di disturbare il prossimo, prontamente recupera la borsa e ne estrae il rumoroso aggeggio. Ella tuttavia è dimentica di stringere ancora nella mano sinistra il suo Causticissimo Telefono che ora nel trambusto CADE rovinosamente scivolando due gradini sotto di lei.

STRAPUNTINI (leggasi, sapete già cosa)

Si girano tutti gli strapuntini e la terza galleria. Causticissima, un po’ imbarazzata, gesticola delle frasi del linguaggio non verbale come a dire:

Scusate.
Capita!
Eh, la gravità, questa sconosciuta!
Oh, rigà, capita a tutti che mi guardate a fare?! Mai visto un telefono che cade?

Gesti che non sortiscono effetti e che anzi si concludono con l’arrivo del responsabile della sicurezza che rimane i seguenti 10 minuti a vegliare sulla persona di Causticissima come a chiedersi: ce la farà a sopravvivere se me ne vado?

Strapuntini (e cosa ve lo dico a fare?)

Segue risata incompresa di Causticissima

CASI DI OMONIMIA
Questa volta siamo a vedere la Tamaro e Capello. Li vediamo da fuori le transenne del capannone dove si tiene l'incontro perché è già pieno ed in ogni caso siamo di passaggio, stiamo andando ad un’altra conferenza. Causticissima si gira e vede confabulare tra loro due megliette gialle: i pastori di PordenoneGregge. Vede solo il ragazzo che ha scritto proprio sul petto ad altezza del cuore: Angelo Custode.

Pretzdavemivi (cit.) Causticissimi pensieri:

Pensa che organizzati che sono qui a PNG!Hanno fatto le magliette personalizzate. 
(pausa di riflessione)
E se lui non fosse venuto? La maglietta a chi sarebbe andata?  
(si sofferma a pensare ad eventuali modalità di risoluzione dell’annoso problema)
Certo che però i genitori a volte sono perfidi eh… a dare i nomi che formano un senso compiuto. Tipo quando lavoravo alle casse, quel tizio a cui avevo chiesto il documento perché doveva pagare con carta di credito: Primo Violino. Che cattivi!
No, aspetta, angelo custode è la funzione. Come l’anno scorso. Annoso problema sì certo...

Seguono grasse risate di Causticissima e la sua combriccola per i continui casi di omonimia riscontrati nelle vicinanze. Uomini e donne, tra le altre cose.

Comunque in realtà ha ragione Noisexplosion: i signori Custode, all’epoca, c’hanno dato dentro di brutto!

A presto,

Causticissima. 

martedì 23 settembre 2014

PS. SF-AMAMI!

Sono le 6.30 e Lauriza si sarà appena svegliata. Vi siete salutate 6 ore e mezza fa precise-precise.

Ti ha sfamata tutto il giorno. Proprio mentre i suoi due specchi ti dicevano che forse-forse è il caso di moderarsi visto che stai assumendo la forma di una pera e quando hai chiesto conferma a LaMadre lei ha dichiarato convinta: “mah… no… ieri eri peggio!”

Chissà. Chissà se Lauriza è stanca. Ieri l’hai tartassata tutto il giorno per cui c’è una buona probabilità che lo sia veramente.

Ieri. Ti ricordi di ieri? Ore 16.00…

L: Ma lo vuoi un caffè?
C: No-no, grazie.
L: Sei sicura?
C: Si dai, sono sicura.
L: Ma sicura-sicura?
C: No, grazie davvero.
L: Io fossi in te un caffè lo berrei. Io (pausa) se fossi in te (pausa convincente) berrei un caffè!
C: Beh vabbè dai… un caffè me lo bevo.
L: E la fetta della torta di Vladiza? Che poi se torna a casa che non l’ho mangiata si offende. Io lo so che si offende (pausa convincente) lui non lo dice ma io lo so che si offende!

Sì, te lo ricordi. E ti ricordi di quando, dopo cena, stava per buttare nello scarico quel fondo di una bottiglia di coca-cola aperta la sera stessa che consapevolmente fino a quel momento non avevi bevuto?! Sì, dai. Ti ricordi di quando l’hai fermata perché ti faceva brutto buttare via qualcosa di ancora ingurgitabile e ti sei smezzata quel fondo di bottiglia con Vladiza peggio degli alcolisti?!

Dico ma: che MIZZICHINA (cit. Lauriza) avevi in mente?

Alle 4, per disperazione, con l’intento di ascoltare musica rilassante, hai inforcato il cellulare e invece di rilassarti sei finita sul canale youtube di nonapritequestotubo che ti rammento, in quel di Roma (concerto di Nutini),  hai consapevolmente schifato solo perché sapevi dei suoi trascorsi con WillWoosh. Sì, WillWoosh, lo stesso che adoravi prima di scoprire che buttava l’occhio ai video di CommunityChannel. Lo stesso che quando glielo hai fatto notare ti ha risposto nell'ordine: che gli dispiaceva tu ci fossi rimasta male, che in un video comunque lo accennava e che sì, traeva “ispirazione” da CommunityChannel ma dirgli che copiava sarebbe stato come dire a Picasso che copiava i Cubisti. Sì, lui-lui. Omiodioerailduemilanove.

Invece adesso, una notte di cinque anni dopo, finisci per spararti tutta la playlist di #bellodemamma di nonapritequestotubo e a ridere il più silenziosamente possibile in modo da non svegliare il tuo coinquilino, perché sai che se ti sentisse penserebbe che stai sognando di ridere e tu, sì tu-tu. Pronto?! Sì, tu. Tu ti sentiresti come quei cani che, distesi su di un fianco, sognando di correre producono quel tipico rumore di zampine che sfregano sul parquette. Ti-Ti-Ti-Ti. E non è Rino Gaetano.

Vite sprecate.

Ripeto: ma che MIZZICHINA (cit.) ti è venuto in mente ieri? Eh?

A presto
Causticissima.


Ps. (pausa) Lauriza (pausa convincente) SF-AMAMI!






mercoledì 20 agosto 2014

FLUSSI DI INCOSCIENZA

Quei momenti in cui dovresti stare zitta invece continui a straparlare e inanelli una dietro l’altra una serie di associazioni mentali che rendono partecipe il tuo interlocutore del tuo stato mentale ovviamente alterato perché hai visto troppe puntate di una mamma per amica e un piccolo seme di Lorelai è germogliato nel tuo modo di esprimerti oppure ha semplicemente  innaffiato il tuo personalissimo seme delle parentesi e delle subordinate e non inserisci la punteggiatura nel discorso perché non avrebbe senso già è tanto che ci metti gli accenti che in questa lingua scarseggiano e non si capisce perché se una parola è tronca li si deve mettere e se invece non lo è no

(prende fiato)

Che hai un serissimo problema con dei cognomi soprattutto quelli friulani che c’hanno una quantità imbarazzante di eccezioni alla regola e tu puntualmente le canni tutte e le tue colleghe ridono per lo show che propini loro giornalmente perché non sai trattenerti e sei il loro giullare di corte inficiando parte della tue immagine di futura professionista volevo dirti:


Basta: hai bisogno di ferie!

lunedì 2 giugno 2014

15 - TETTE SOTTO I GATTI - Episodi di calpestamento



La cosa bella della poesia è che una volta scritta ognuno di noi ci può vedere quello che vuole. La stessa persona in momenti diversi della sua esistenza percepisce le medesime parole attribuendo loro altri significati. Ad esempio ieri si parlava di gatti.

Se chi legge ha avuto un gatto ed è una donna, almeno una volta nella vita avrà provato quel dolore lancinante provocato da un gatto che decide che il tuo seno è il suo selciato: tutto il dannato peso della bestia impresso su di un unico punto. 

Ecco, discorrendo a tavola di questi argomenti di altissima levatura morale ed affrontando un’importante problematica sociale, a Causticissima è venuta in mente questa poesia di Brecht:

[Quello che in te era altura]

Quello che in te era altura
lo hanno spianato
e la tua valle
l’hanno interrata.
Sopra di te passa
una strada comoda.

Ora, già la natura a volte è parca, se in più tu, gatto, spiani le causticissime alture costruendone una strada comoda, stai attento a quello che trovi nella ciotola la prossima volta che pranzi, perché si sa che i casi sono due: o lo fai con dolo o con colpa grave. 

ZAN-ZAN-ZAAAAAAN.

A presto,
Causticissima

mercoledì 28 maggio 2014

16 –TROVA UN MINUTO PER TRARRE, DEVOLVERE, UN GABBIANO E UN GALLO RANDAGIO. Sì, se mi drogassi quello che mi succede dentro, fuori intorno e anche di più, avrebbe una spiegazione più logica.



Quei giorni, di norma coincidenti con il venerdì - ma non necessariamente - in cui ti viene in mente una delle solite canzoni a tema. Quelli in cui la pubblicità della cedrata Tassoni diventa uno spunto su cui riflettere: “quante cose al mondo vuoi fare costruire, inventare? Ma trova un minuto per te”

19.28
L’occhio vitreo di chi ha visto troppe carte oggi, compilato troppi moduli, interpretato troppe leggi e si ritrova a fissare uno schermo continuando a far roteare lo scroll del mouse su e giù quasi ad imitare lo sciabordio delle onde di un oceano presente solo nel suo cervello.
“Sitting on the dock of the bay watching the tide roll away…” e te lo dice anche Otis Redding… “I’m just sitting on the dock of the bay wasting tiiiiiiiiiiiiime”

19.29
In lontananza un gabbiano starnazza.
Macchè lontananza è sulla finestra e tu lavori in mansarda. Vedi anche la sua sagoma mentre si stringe su se stessa tesa nello sforzo dello strillo. Speri solo che sia l’unico sforzo in cui è tesa perché non riusciresti a reggere anche gli altri tipi di sagoma. 
In mente ora hai la pubblicità dello shampoo, “pic the l’oreal - pic the l’oreal:  non brucia gli occhi ed evita i nodi!” E ti fa immediatamente tornare alla memoria quel viaggio a Genova quando tu e le tue cugine eravate ancora bambine e passavate del tempo ad una console, ma non quella di MIMMO AMERELLI. Era una Nintendo-qualcosa su cui girava il giochino di Sailor Moon che quando calciava Sailor Jupiter gridava CAPRIA’ GHIDA’. Che poi chissà che cacchio vuol dire in giapponese CAPRIA’ GHIDA’ ma lasciamo stare.

19.30
Ti svegli dall’ipnosi autoindotta. E’ tutta colpa di quel gallo che, esaurito pure lui, canta a tutte le ore del giorno. Lo hanno adottato i condomini dello stabile adiacente al Causti-ufficio. Prima era un gallo randagio. Ancora incredula non ti spieghi come si sia materializzato li. Come arriva un gallo randagio in centro città sono misteri che non vuoi svelarti. Preferisci immaginartelo ubriaco stile zio Reginaldo degli Aristogatti mentre scappa da un tentativo di omicidio tramite soffocamento da ingestione massiccia di Madeira: oca arrosto con mele e castagne e fegato d’oca annaffiato con Madeira. E noi lo sappiamo che lui, essendo inglese, va affogato nello Cherry, noi conveniamo con lui, ma un gallo randagio dove lo affoghi? Gli animalisti all’ascolto ringraziano. Scroscio di applausi di sostegno.

19.31
Ahaha adesso ridi. Ti è venuta in mente quella battuta di quella volta.. ahah ma ti ricordi? Che ridere. Ridi da sola. Per fortuna è rimasta solo una delle tue colleghe.
Per rinsavire cerchi di darti un tono e con il dorso della mano togli delle inesistenti briciole di gomma da cancellare lasciando delle strisce incancellabili di smalto rosso sul foglio.
“per fortuna che non è un documento ufficiale”  pensi  “ma dovresti decisamente comprarti un top-coat da mettere sopra lo smalto, decisamente!”

19.32
Cerchi di darti un tono... di nuovo! È la tua decima ora di lavoro e cominci a canticchiare. Brutto segno. Davvero brutto segno.
“Andare a casa na-na-na nannna-na” “andare a casa na-na-na nannna-na” “andare a casaaaaaaa nannanannanna”sulle note di I love you baby di Gloria Gaynor che magicamente si trasforma in “A casaaaaa.. i just can’t stop saying: a casaaaaa” pronunciando le parole con uno spiccato accento inglese sulle note di Maria di West Side Story….

19.33
Ti scusi con la tua dirimpettaia che, ormai usa a certe tue abitudini, ride. Le dici che sì, è arrivato quel momento anche oggi: il momento di andarsene.
Una volta uscite l’accompagni alla macchina e durante il tragitto ti escono queste parole:
“trarre è proprio una bella parola. La senti? TRA-R-R-R—R-E! Bella!” annuisci compiaciuta guardandoti intorno e  aggiungi “Un po’ come DEVOLVERE”
Ti chiedi perché, dopo TRARRE ti sia venuta in mente proprio la parola DEVOLVERE.  Che sia un sintomo di altruismo? Che sia un sintomo di dualità? Che sia solo un sintomo?!!!!
Ma la radio interna che ti porti addosso da 26 anni ha già cambiato stazione e canticchi qualcos’altro.

Ecco, quei giorni, di norma coincidenti con il venerdì ma non necessariamente. Se i casi di  - non necessariamente- ti capitano di martedì sera e hai ancora tutta la settimana davanti, beh Causticissima, fatti una domanda.. e la domanda è la seguente:
“quante cose al mondo vuoi fare, costruire, inventare? MA TROVA UN MINUTO PER TE.”

A presto.
Causticissima.