sabato 8 marzo 2014

22 - Rifiuti Organici



Hei dico a te!

Sì, sì hai capito benissimo. A te che leggi La verità è che non gli piaci abbastanza e guardi Il diario di Bridget Jones.
A te che ti spari cucchiate di Nutella ad orari improbabili e ricominci a fumare perché “già sto male, cacchio, se non posso neanche concedermi una sigaretta… che vita grama!” A te che ingrassi sul divano e la mattina ti infili nelle orecchie cuffiette colme delle canzoni che sai che ti  faranno stare ancora peggio.
Io non dormo e penso a te NA-NA-NA-NANNNNAAAAAAAAA
Eccoti.
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LE COSE CHE NON VOGLIO DIMENTICARE DI TE, DI NOI, DEL TEMPO CHE ABBIAMO TRASCORSO INSIEME

Sei partito giovedì, oggi è sabato. Ho dovuto trascrivere al computer la lettera che ti ho scritto perché non riuscivi a decifrare la mia scrittura. Comprensibile. Non ho avuto risposta. Ci siamo sentiti per  fatti amministrativi. Mi hai detto che mi lasciavi in dono il tuo comodissimo cuscino, peccato che fosse quello che ti avevo dato io martedì perché il tuo lo avevi già impacchettato.

Fuori piove ed io ho il cuore a pezzi. Vorrei svagarmi e passare oltre ma la pioggia mi impedisce di uscire. Forse è giusto che io affronti questo dolore e vada avanti. Ma non voglio. Non voglio dimenticare un secondo di quelli che ho passato con te. Non voglio che tu svanisca in un ricordo lontano di una persona che ho amato tanto. Un uomo e basta. Tu non devi andartene dalla mia mente. Non puoi. Non te lo permetto. Forse non ci rivedremo più, non lo so cosa ci riserva la vita. Non so se è vero, come mi hai detto tu la sera, anzi, la mattina della tua partenza, che si prendono strade diverse.

Quella sera, ancora una volta, mi hai riservato uno dei tuoi abbracci distaccati. Proprio tu che sei un uomo così caloroso, non capisco perché io ti faccia così paura.

Le cose che non voglio dimenticare di noi sono queste.
Il giorno in cui sono entrata in camera tua e ho visto che avevi l’ultimo libro della Rowling sul comodino  e qualche settimana dopo ti ho chiesto se stavi ancora leggendo il SAGGIO VEGGENTE perché non ricordavo il titolo del libro che in realtà è il SEGGIO VACANTE e ci siamo fatti una risata. Tu stavi appoggiato alla porta della terrazza a fumare e ti sei messo a ridere di quella risata che hai tu.

Mi manca il tuo sorriso, la tua energia, le rughe che ti vengono quando ridi. Ieri ho lasciato la teiera sul fornello un po’ di più e si è messa a suonare. Mi è venuto in mente quella volta che hai detto che era un suono che ti piaceva un sacco e subito dopo mi hai guardato ridacchiando e hai detto “domani ti sentirò correre dal bagno per spegnere la teiera”.

E le mattine a fare colazione insieme, sentirti scendere le scale di corsa come in quella canzone di Pino Daniele “E te sento quanno scinne 'e scale 'e corza senza guarda' ". Io che ti preparo il caffè, la quotidianità, il tuo essere rimbambito la mattina. Il cambio delle tue abitudini nel risveglio dopo che ti ho detto che io punto 2 sveglie a cinque minuti di distanza l'una dall'altra per essere sicura di svegliarmi. Vederti fumare la prima e la seconda sigaretta della giornata spargendo il tabacco ovunque assieme ai filtrini. Due sono rimasti sul tavolo, mi ricordano te, come tutto del resto.

Voglio ricordarmi di quel sabato che pioveva a dirotto come questo e abbiamo passato la giornata assieme. Abbiamo visto un film lunghissimo di pomeriggio e poi Il bisbetico domato e io mi sono sentita molto Ornella Muti anche se non sono nemmeno lontanamente così bella.

E voglio anche ricordarmi di quando mi hai cantato “Storia d’amore” di Celentano. E quella volta che mi hai detto che ti piace leggere i saggi, che ti piace prendere i libri dell’Adelphi perché è una casa editrice fondata da persone che hanno letto Nietzsche e che si sono chiesti come fosse possibile aver travisato così il suo messaggio ed io l’ho sempre pensato ma non ho avuto il coraggio di dirtelo perché avresti potuto pensare che io lo dicessi solo per darti ragione.

Oppure quella volta che hai cercato di farmi cantare dicendo che volevi inviare un messaggio vocale ad una tua amica e sei stato due ore prima di riuscire a togliermi dall’imbarazzo e mi hai detto “dai, se non le fai con me queste cose con chi le devi fare?” e abbiamo cantato Last Kiss.

E quella serata in cui siamo stati a parlare fino alle 3.00 di Galimberti o quell’altra sera in cui io ero ubriacata e ho straparlato. Abbiamo giocato a calcetto l’uno contro l’altro coi tuoi amici e la mia squadra ha vinto anche se continuavo a dire al mio compagno che era come se io non ci fossi perché sono un po’ impedita nel calcetto ma pazienza. Poi per la strada per raggiungere il successivo bar ti ho preso a braccetto e ti ho chiesto perché non riuscivi a aguardarmi negli occhi ma il giorno dopo non me lo ricordavo e me lo hai dovuto dire tu. E poi abbiamo fatto le 6.30 a cantare a casa e abbiamo mangiato una pasta aglio e olio che hai preparato tu per tutti. Ti ho fatto una carezza mentre mescolavi gli spaghetti, avrei voluto abbracciarti.

Poi mi ricordo di martedì. Siamo stati insieme tutta la sera, mi hai mostrato le foto del tuo paese, dei tuoi amici, abbiamo riso di gusto. Eravamo complici. Braccio a braccio sul divano.

L’ultima sera in cui ci siamo visti continuavi a cantare le canzoni che mi piacciono e a cercare di muovere il naso come faccio io ma tu muovi solo le narici che io non riesco. Non voglio dimenticarti. Voglio aggrapparmi ai ricordi.

Gli ultimi giorni mi hai detto spesso “come farai adesso che non ci sarò più io a darti tutte queste attenzioni?” ma cosa vuoi? Mi vuoi o no? Deciditi, mi fai impazzire.


E POI
E poi ricordo le volte che abbiamo cucinato. Quella torta al cioccolato che abbiamo assemblato insieme che sembrava buonissima ma si è cotta male. Come noi.

E poi non voglio dimenticarmi di quella sera in cui ti ho esposto le mie opinioni sulle relazioni amorose, di come mi hai guardata annuendo col capo e ridendo del tuo sorriso. Sembrava tu stessi pensando che finalmente avevi trovato qualcuno che la pensava come te. E poi hai detto che avresti potuto parlare per ore di quegli argomenti, che erano cose che ti interessavano.

È passata una settimana da quando sei partito. Sono uscita con un ragazzo. Un ragazzo nuovo, un amico. Sto bene con lui è simpatico ma non è te. Siamo rimasti fuori fino alle 2.00 a parlare, abbiamo mangiato un muffin, gli ho girato due cicche in memoria dei vecchi tempi ma mi mancava parlare con te. Con te era diverso.  Quello che mi manca è la tua libertà. Sei uno spirito libero tu. Te ne freghi di tutto. Anche di me.

Ho smesso di rileggere la lettera che ti ho scritto. L’avrò letta 30 volte cercando di capire come potevi sentirti tu ad averla ricevuta. Ogni volta che penso all’uomo che vorrei penso a te e ti tolgo quel blocco che hai nel lasciarti andare completamente con le persone. Sei estremamente razionale anche se non sembra.

Siamo stati una coppia e non te ne sei accorto. Sempre insieme a parlare, cucinare, uscire, ubriacarsi, vedere un film, fare una passeggiata, conoscere i rispettivi amici, le nostre paure, i difetti, i pregi, le intenzioni, i sogni, le realizzazioni. Lunghi elenchi in cui mancava solo un insignificante dettaglio… insignificante si fa per dire.

OUT ON THE WEEKEND
Dove vai “out on the weekend”? con chi esci? Quali persone meravigliose stai conoscendo? Trovi sempre il modo di trovarti con le persone giuste. Mi piace questa cosa di te, crei un bel clima.

Ultimamente quando esco, involontariamente ti cerco nelle persone che incontro ma non ti vedo. Non ti riconosco. Ti trovo solo in piccole frazioni, spezzettato in mille individui.
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Ecco, sì dico proprio a te lettore. A te che se sei arrivato fino alla fine di questo lunghissimo post, almeno una volta sei stato rifiutato. Tu che ti senti un ottimo sostituto del fertilizzante che usi per le ortensie del giardino. Tu che sei molto attento all’ambiente e da tempo stai cercando di capire se vai gettato nell’umido o nell’indifferenziato perché qualcosa di te ancora la salveresti ma non sei proprio sicuro di quale parte sia. Che in fin dei conti ti senti un rifiuto organico. Sì insomma… n’ammerda. Ecco, posso dirti una cosa?

ECCHEPPALLE.  FATTI UNA RISATA.

Un abbraccio,
Causticissima.

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